Incontro con Annalisa Natali Murri

Spesso si inizia a fotografare per curiosità nei confronti del mezzo fotografico, trovandolo in casa da adolescenti. Per te come è stato scoprire la fotografia? Ricordi un momento in cui ti sei avvicinata alla   macchina fotografica?

«Credo che sia iniziato tutto proprio perché la macchina fotografica era un oggetto che ho sempre visto in casa. Figlia di genitori appassionati, non tanto di Fotografia (con la F maiuscola) quanto dell’idea di fermare i ricordi e i momenti belli di famiglia-da un lato- e di arte e belle forme-dall’altro, sono cresciuta con l’idea che la macchina fotografica fosse quasi un membro di famiglia, un oggetto strano che servisse prevalentemente a dare forma alla nostra identità di nucleo famigliare, regalandoci immagini più o meno belle, ma senz’altro tutte significative. Almeno per noi, unici fruitori (insieme a qualche coraggioso amico di famiglia) di quelle magie che bloccavano il tempo. Ci seguiva ovunque, in vacanza soprattutto. E fu proprio quando in vacanza ci andai da sola che iniziai anche io a conoscerla meglio. Avevo 12 anni, dovevo partire per la gita scolastica, una settimana in Francia. Il caso ha voluto che pochi giorni prima di partire si rompesse la macchinina automatica, semplice semplice, che mi era stata regalata per il compleanno. Ricordo bene il momento in cui la sera prima della partenza mio padre, con un gesto di grande responsabilità nei miei confronti, come un rito di iniziazione, mi mise in mano una sua vecchia Minolta, una di quelle serie, da adulti, con la custodia in pelle, l’esposimetro a lancetta e tutte quelle cose lì..E mi disse che le mie foto le avrei fatte con quella. A quelle foto ci teneva sicuramente più lui di me. Mi insegnò come montare e smontare la pellicola, cos’era l’esposimetro, come funzionava il discorso dei tempi e diaframmi. E con quella sono partita. Poi sono successe tante altre cose, ma questa è un’altra storia..»

Lanciarsi nel mondo professionale significa esser consapevoli di avere delle competenze sulla base delle quali ricevere conferme che stimolino ad andare avanti. Quali esperienze, professionali e non, ti hanno rasserenata e dato sicurezza nel corso della tua giovane carriera?

«Beh, sicuramente, parlando in termini generali, la cosa che più mi ha dato fiducia a non mollare e continuare a seguire questa strada è stato quando ho iniziato a ricevere complimenti ed incoraggiamenti non da amici e parenti (come adesso capita troppo spesso sui social network, non senza creare a mio parere qualche danno..), ma da persone del mestiere, fotografi e photoeditor, i cui nomi e le cui fotografie vedevo stampate sulle riviste più prestigiose, membri di agenzie importanti, insomma..persone che ho sempre guardato con estrema ammirazione. Uno in particolare, che adesso considero un amico, ha fatto tanto per me (ci tengo a dirlo) e ha sempre creduto in me più di quanto non abbia mai fatto io stessa. Se sono qui è anche merito suo.

© Annalisa Natali Murri 2014, from ‘Len’s Daughters’.

Poi c’è stato (poche settimane fa) il secondo riconoscimento al POYi, il secondo anno di seguito, dopo il premio ottenuto con il mio Cinderellas nel 2013, quest’anno ho avuto il piacere di ricevere il prestigioso Community Awareness Award con il mio Len’s Daughters. La prima volta può essere un gran bel colpo di fortuna, la seconda è proprio una pacca sulla spalla, un bellissimo ‘dai che ci sei, continua così!!’».

Che rilevanza dai, all’interno della tua carriera, l’esperienza del workshop a NY? Cosa credi aggiunga questo tipo di iniziative alla formazione di un fotografo? Nel tuo caso, c’è qualcosa che professionalmente ti porti ancora dietro di quell’esperienza?

«Il workshop di NY è stato fondamentale per capire che c’è molta differenza nel saper fare una bella foto, nel comporre un’immagine che funziona, e nello sviluppare un racconto per immagini, nel cercare di raccontare una storia che funzioni. L’esperienza mi ha aperto la testa, mi ha aiutato a vedere tante più cose e sotto tanti aspetti che prima non avevo mai considerato. Ho imparato che la fotografia non è solo un click, ma ci vuole ricerca, dedizione, coraggio, una buona dose di intelligenza e stupida incoscienza allo stesso tempo. E poi, che non è banale per chi non si è mai misurato con questo genere di cose, vuol dire arrangiarsi, passare giornate a cercare le proprie immagini, imparare a comunicare con le persone, a far cadere le barriere della timidezza e spingersi sempre un po’ più in là. Per me è stato soprattutto un lavoro su me stessa. Ed è stato fantastico. Perché l’ho fatto da sola, ma non ero sola. E credo che questa sia la giusta misura per imparare senza dover per forza essere guidati per una strada già decisa a priori.»

© Annalisa Natali Murri 2010, from ‘Any Times’.

Cosa ti ha attratto e ti attrae, fotograficamente e antropologicamente, di NY? 

«NY è una specie di mondo in miniatura, c’è tutto..è un posto dove non ti senti mai fuori luogo. Ha tante storie da raccontare..le puoi cercare..ma tante volte sono loro a trovarti, senza che te lo possa aspettare. E’ questo il suo fascino, secondo me. Basta solo essere aperti a qualsiasi cosa.»

Come si mescolano nella tua vita e nella tua personalità la tua formazione  da ingegnere e la professione di fotografa?

«Non credo che le due cose si possano mescolare, sono due piani molto distinti, anche se forse il mio approccio alle due cose, per certi versi, può essere simile. Ho studiato da ingegnere, è vero, ma quello che faccio per autofinanziare i mie lavori fotografici non è quello che forse molti si immaginano, un lavoro noioso, tutto numeri e scrivania..Non sarei mai riuscita a costringermi in qualcosa del genere, la mia ‘sindrome di Ulisse’ ne è un po’ testimonianza..In quello che faccio, sia nella fotografia che nella ricerca, c’è bisogno di tanta curiosità, voglia di conoscere, di andare a fondo nelle cose e non fermarsi alle apparenze, indagare, porsi domande, cercare di capire anche ciò che non ti appartiene, studiare. E, ovviamente, consegnare agli altri i frutti delle tue ricerche e del tuo pensiero, perché possano, anche in una dimensione piccola piccola, servire a qualcosa o a qualcuno.».

© Annalisa Natali Murri 2011, from ‘¡Hasta Siempre?’.

Hai fatto progetti in India, Serbia, Cuba. Realtà politiche e sociali molto delicate. Quale credi possa essere il contributo di un fotografo per queste popolazioni? E tu ti senti condizionata da queste realtà?

«Viaggiando per i miei lavori fotografici ho sì visto realtà molto diverse, difficili, sicuramente estranee alla vita comoda della maggior parte di noi. Ma sinceramente non credo che un fotografo o una fotografia, se non in rarissimi casi, possa o debba cambiare le sorti di genti e popoli. E’ abbastanza utopistico al giorno d’oggi. La fotografia ha il compito di raccontare e non già di cambiare le cose. L’aspirazione più alta di ogni buon lavoro fotodocumentario dovrebbe essere quella di, testimoniare e, quindi, per dirla con un pensiero di P. Dunne, “[…] to comfort the afflicted and afflict the comfortable”. Ecco. Ci sarebbe tanto altro da dire e su cui parlare a riguardo, soprattutto per come sta cambiando il fotogiornalismo oggi, ma credo che questo riassuma bene quello che penso. Per quanto poi rigarda me, credo che non sia tanto la realtà politica o sociale di un qualche paese più o meno lontano a condizionarmi, piuttosto la sua ‘realtà umana’. Me ne accorgo quando si tratta di cercare le storie da raccontare. Cerco sempre una vicenda umana, più che una particolare realtà socio-politica da raccontare. Credo che le mie immagini nascano prevalentmente dal mio desiderio di investigare e raccontare non solo fatti, ma gli esseri umani che li vivono o li subiscono: ho sempre cercato di concentrarmi su progetti che avessero un fortissimo risvolto psicologico ed emozionale. E ovviamente, prima di raccontare qualsiasi storia, voglio assorbirla, farla mia. Prima di raccontare qualsiasi persona, cerco un contatto, di avvicinarmici a lei con la testa e con il cuore. In questo forse sì, mi sento coinvolta, più che condizionata.».

www.annalisanatalimurri.com

Marco Cicolini

 

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Comments
One Response to “Incontro con Annalisa Natali Murri”
  1. Misterkappa ha detto:

    Bel post, mi piace 🙂

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