“Uncommon Intimacy. Quattro fotografe e la scuola newyorchese” – Programma Arte Fiera OFF

Girl, Route 87, New York, 2005 ©Amy Stein

2012: anno pieno di stimoli, nuove iniziative e una programmazione di mostre di estrema qualità.

Con gennaio a Bologna arriva Arte Fiera e Spazio Labo’ risponde: anche per quest’anno il centro di fotografia rinnova l’impegno con uno dei maggiori eventi che riguardano l’arte contemporanea in Italia prendendo parte all’entusiasmante programma di Arte Fiera OFF. Dopo il successo ottenuto dall’esposizione di Simon Roberts in occasione di Arte Fiera 2011, un’altra grande mostra sta prendendo vita allo Spazio: ci si sposta oltreoceano e si assumono i toni di quattro, importanti voci femminili, riconosciute a livello internazionale: Juliana Beasley, Erica McDonald, Amy Stein e Amy Touchette.

Isabelle ©Juliana Beasley

Alle spalle di questa scelta programmatica c’è una precisa volontà di valorizzazione della figura della donna perché troppe volte, e troppo spesso, la critica di settore non ha valorizzato le figure femminili come forse avrebbe dovuto. Si tratta di un’occasione per riflettere sul luogo comune che ha da sempre associato un certo tipo di fotografia alla figura maschile e per cogliere nuovi spunti anche grazie all’altro fil rouge che congiunge le protagoniste dell’esposizione, niente poco di meno che New York City, vera fucina di idee ed esperienze fondamentali per la storia della fotografia e per la fotografia contemporanea.

With Pete, Lower East Side ©Amy Touchette

Quattro progetti intensi e carichi di significato (Last Stop:Rockaway Park per Juliana Beasley, The dark light of this nothing per Erica McDonald, Stranded per Amy Stein, Shoot the Arrow: A Portrait of The World Famous *BOB* per Amy Touchette) descrivono i contorni di quattro artiste differenti, accomunate da qualcosa di intimo, personale, ma allo stesso tempo inusuale; qualcosa che attrae e che contemporaneamente interroga il visitatore coinvolgendolo emotivamente e facendogli percepire ogni fotografia come qualcosa di lontano e al contempo estremamente vicino.

Una vecchia comunità divenuta ormai minoranza a casa propria, un simbolo del neo-burlesque anni ’90, un luogo in cui anziani e disabili passano pomeriggi al bar insieme cercando di farsi compagnia e diversi automobilisti in panne – emblemi di quei viaggi spezzati che ognuno intraprende almeno una volta nella propria vita – trovano spazio sulle pareti come voci diverse di una stessa cornice.

Window ©Erica McDonald

Dal 27 gennaio al 28 febbraio Uncommon Intimacy sarà visitabile nella galleria di SpazioLabo’ | Centro di Fotografia, in via Frassinago 43/2c-d, a titolo gratuito. Il 28 gennaio inoltre, dalle 19 alle 24, in occasione della Art White Night, da Spazio Labo’ sarà possibile vivere la Multimedia Night all’interno della mostra. L’occasione è imperdibile per gli amanti della fotografia e non solo: finalmente, in Italia, un’esposizione di livello che ci permette di strizzare l’occhio all’internazionalità godendo di fotografia in maniera immediata ed accattivante.

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Spazio Labo’ 2011 Gallery: watch the video!

Il 2011 di Spazio Labo’ per immagini: le mostre, gli incontri con gli autori, le presentazioni di libri, la scuola… e la passione che ogni giorno dedichiamo alla fotografia.
Un grazie di cuore a tutti coloro che ci hanno sostenuto in questo anno che sta finendo!
Arrivederci al 2012!!

www.spaziolabo.it

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Photography Workshop in New York | 2^ edizione > 03.12.2011 / 14.01.2012

Da sabato 3 dicembre 2011 sino al 14 gennaio 2012 Spazio Labo’ | Centro di Fotografia ospiterà la mostra collettiva Photography Workshop in New York | 2^ edizione, con il patrocinio del Comune di Bologna e del Comune di Bologna – Quartiere Saragozza. Si tratta del resoconto visivo e tangibile dell’esperienza relativa all’omonimo progetto curato dall’associazione e  svoltosi tra maggio e giugno 2011,  di un’esposizione che  porterà i visitatori direttamente tra le strade e i volti della grande mela.

Il progetto Photography Workshop in New York, ideato e curato da Laura De Marco e Roberto Alfano di Spazio Labo’, è nato nel 2010 e grazie alla partecipazione di fotografi professionisti di caratura internazionale ha riscosso un notevole successo. Il ponte tra l’associazione bolognese e la grande realtà fotografica americana di qualità è il frutto delle esperienze biografiche dei due ideatori, imbattutisi lungo il proprio percorso nel tessuto più ricco e variegato che un macchina fotografica possa desiderare: New York, la metropoli per antonomasia. Compresa l’importanza dell’esperienza, Spazio Labo’ ha così ideato ed organizzato un progetto che desse la possibilità a fotografi italiani di vivere la realtà newyorchese con un occhio privilegiato e che penetrasse il ricco potenziale che la città offre senza fermarsi, come spesso accade, alla semplice superficie.

Il loft a Williamsburgh (Brooklyn) in cui si sono svolti i workshop

La collettiva Photography Workshop in New York | 2^ edizione rappresenta un’occasione per conoscere i lavori dei partecipanti che a NYC, trapiantati in un loft nell’area di Williamsburgh (Brooklyn), sono venuti a contatto con nomi di calibro internazionale come Donna Ferrato con il workshop In plain sight, Erica McDonald e Andrew Sullivan con il workshop The personal documentary, Davide Monteleone e Maurizio Garofalo con il workshop New York Reports. I fotografi in mostra: Maurizio Bontempo, Cristina Brolli, Danilo Busto, Dario Camilotto, Marilena Colasuonno, Paolo Crocenzi, Ilaria Di Biagio, Carolina Farina, Carlos Manuel Gasparotto, Anna Gianfrate, Roberto Giannella, Roberta Giusti, Mattia Gravili, Maya Hristova, Giulia Laddago, Susanna Mammi, Giuseppe Marano, Roberto Materassi, Armando Mazzulla, Gaia Musacchio, Elisa Penagini, Alessandra Picchiotti, Chiara Vignudelli.

Durante l’inaugurazione della mostra sarà inoltre presentata compiutamente la terza edizione del progetto che si svolgerà a giugno 2012.

Per saperne di più sul progetto Photography Workshop in New York è consultabile il sito http://www.photoworkshopnewyork.com/, dal 3 dicembre online con novità ed informazioni relative alla terza, attesissima, edizione.

Nel mentre, non perdete l’inaugurazione della mostra collettiva: 3dicembre 2011,  Spazio Labo’ in via Frassinago 43/2 c-d, h18:00.

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Spazio Labo’ consiglia: “L’inferno di Dante” di Valentina Vannicola.

Questa settimana vi parliamo de L’inferno di Dante, l’ultimo lavoro della fotografa Valentina Vannicola. Spazio Labo’ ha ospitato l’autrice venerdì 18 novembre all’interno della serie Incontri d’autore, per la presentazione del libro legato al progetto, edito da Postcart a settembre 2011 e curato da Benedetta Cestelli Guidi.

©Valentina Vannicola, da

Valentina Vannicola ci conduce tra i gironi dell’ Inferno dantesco, con una serie di 15 fotografie a colori di forte impatto visivo e narrativo. Nel volume, oltre alle fotografie, si trova anche un poster estraibile del bozzetto preparatorio del progetto.

L’autrice realizza le immagini dopo un’approfondita lettura del testo da cui estrapola i passaggi che più stimolano la sua immaginazione per vividezza e forza espressiva. Ogni fotografia è accompagnata dalle terzine dantesche di riferimento come a voler sottolineare la traduzione in immagine di esse. Le fotografie della Vannicola meritano una visione lenta, senza fretta, come fosse una lettura. L’autrice vuole coinvolgere lo spettatore nella scena. A conferma di ciò, per garantire l’effetto narrativo della prima persona, utilizza lo stesso punta di vista di Dante favorendo un maggiore coinvolgimento di chi osserva. Lo sguardo cioè si colloca lì dove si è trovato quello del Sommo Poeta assecondando così una maggiore immedesimazione e partecipazione.

©Valentina Vannicola, da

È un lavoro che si colloca tra letteratura e fotografia. Riguardo la coraggiosa decisione di scegliere come tema la Divina Commedia, e in particolare l’Inferno, l’autrice afferma: “è l’opera letteraria che più di ogni altra è stata creata per essere enunciata in immagini. Il linguaggio dantesco plasma di per sé visioni e suggestioni, sia attraverso la descrizione diretta, sia attraverso figure retoriche che richiamano comunque aspetti visivi. La traduzione del poema per immagini è un processo naturale. La Divina Commedia è di per sé un racconto per immagini ed è impossibile resistere a una così spudorata tentazione”.

Le fotografie sono scattate solo dopo un’attenta ed estremamente curata messa in scena. Per questo motivo il lavoro della Vannicola può essere inserito all’interno della staged o set photography, tendenza in cui l’artista è regista ancor prima che fotografo. Il dialogo con alcuni artisti contemporanei, con alcuni capolavori della pittura occidentale e con il linguaggio della narrativa è inevitabile. In questo tipo di fotografia si presentano come reali scene costruite secondo le dinamiche proprie della cinematografia, realizzando dei veri e propri set .

©Valentina Vannicola, da

Non a caso l’autrice (nata nel 1982) è laureata in Filmologia all’Università La Sapienza e conosce bene dunque il linguaggio filmico e la potenzialità espressiva che può avere un’immagine “giusta”. L’estrema cura nella preparazione della scena, di cui lo scatto è solo l’atto finale, rende indispensabile la creazione di un bozzetto preparatorio. In proposito l’artista afferma: “Generalmente a me interessa non un’immagine ma quell’immagine, la scena che è già presente tra le righe dell’opera letteraria che sto analizzando, che memorizzo nel bozzetto e che poi vado a scattare”. Ciò permette anche un’economia dell’immagine in quanto una pellicola da 12 può contenere due o anche tre fotografie “buone”.

Osservando le immagini il paesaggio emerge come elemento centrale della messa in scena. È un paesaggio cupo, nebbioso, freddo e dai colori tellurici, che si fa partecipe delle pene dei personaggi danteschi. Si tratta della Maremma laziale, in particolare di Tolfa, luogo d’origine della fotografa: “Questi luoghi sono fissati indelebilmente nella mia memoria, sono le mie radici e ogni volta che affronto un progetto mi scorrono davanti come messe in visione da un vecchio proiettore di diapositive: tac, tac, tac…”.

©Valentina Vannicola, da

Così come l’Inferno di Dante così dunque anche quello della Vannicola è geograficamente collocato. Si nota poi quasi un rapporto di empatia tra la natura e i dannati. E i “dannati in braghe di lana”, ai quali la Vannicola dedica il proprio lavoro, sono persone comuni, compaesani e parenti, gente che l’autrice conosce da sempre, “assoldati” come protagonisti dell’Inferno dantesco. In proposito, ovvero nell’ “utilizzo” di attori dilettanti, è inevitabile un paragone con il Neorealismo italiano. È un tratto caratteristico di tutto il suo lavoro, la “creazione corale”. La comunità tolfetana cioè partecipa attivamente ai lavori della fotografa, sia interpretando i personaggi delle sue fotografie sia aiutando nel reperimento di elementi che faranno parte della messa in scena. Sono quasi sempre oggetti quotidiani, di famiglia.

©Valentina Vannicola, da

Afferma ancora l’artista: “Nella ricerca del materiale scenico spesso mi piace puntare l’attenzione sugli elementi appartenenti al mio patrimonio familiare o alla semplice quotidianità” proprio a sottolineare “l’importanza del tessuto comunitario in cui opero”. Inoltre l’utilizzo dell’oggetto obsoleto, di cui la Vannicola si definisce un’ adepta, serve anche a far sì che il reale faccia irruzione nella finzione, creando così una maggiore sensazione di estraneazione.

Ogni fotografia della Vannicola è un quadro vivo che oscilla tra fantasia e realtà. Già nei suoi lavori precedenti era possibile rintracciare i caratteri distintivi del suo stile. Risale al 2008 Nel Paese delle meraviglie, cui seguono Escape (dal Don Chisciotte) e La Principessa sul pisello, progetti con cui l’artista traspone le note opere letterarie. In questi casi il carattere delle fotografie è più ironico e comico, i personaggi bizzarri e i colori più sgargianti.

©Valentina Vannicola, da

Anche in questi lavori precedenti gli “attori” protagonisti sono gli abitanti della comunità tolfetana diretti con maestria dalla giovane fotografa, così come lo scenario è sempre la Maremma laziale. In essa si muovono strani personaggi. Una casalinga contemporanea un po’ demodé che “si rifugia” nel romanzo di Don Chisciotte sfuggendo a un noiosa quotidianità (ciò spiega il titolo del lavoro: Escape). La sua lettura fa sì che si materializzino sullo sfondo il cavaliere errante, Sancho Panza, cavalli e pecore. Vediamo un’ Alice che non è una graziosa fanciulla ma una donna di mezz’età alle prese con conigli, regine e castelli di plastic. Una principessa (La principessa sul pisello) goffa, spettinata e un po’ sfiorita. In questi lavori le immagini sovvertono l’ordine della narrazione classica e ne rivoluzionano i personaggi.

Tutto questo è il mondo fantastico di Valentina Vannicola. Un’artista che costruisce il suo racconto fotografico dal principio alla fine. È ideatrice, disegnatrice, costumista, scenografa, sceneggiatrice e, naturalmente, fotografa.

Il libro “L’inferno di Dante” è disponibile per l’acquisto presso il bookshop di Spazio Labo’: in seguito alla presentazione sono attualmente presenti alcune copie autografate.

 

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Marta Primavera è la vincitrice della II edizione del Premio Labo’ a Foiano Fotografia

La fotografa Marta Primavera è la vincitrice della seconda edizione del Premio Labo’.

©Marta Primavera, da "Saluti e baci".

Il premio è stato assegnato durante la serata conclusiva dei due giorni di inaugurazione della XIII edizione del festival Foiano Fotografia, domenica 6 novembre, in seguito alle letture portfolio pomeridiane. La giuria era composta da Maurizio Garofalo (art director), Marco Pinna (photo editor National Geographic), Emilio d’Itri (Officine fotografiche), Tiziana Faraoni (photo editor Espresso), Marco Finazzi (photo editor Vanity Fair), Laura De Marco e Roberto Alfano (Spazio Labo’|Centro di Fotografia), Marco Vallocchia (Irfe colore), Redazione Rearviewmirror, Chiara Capodici e Fiorenza Pinna (3/3).

Assegnazione del Premio Labo'. Da sinista verso destra: Marta Primavera, vincitrice; Laura De Marco, Spazio Labo', Marco Finazzi, Vanity Fair.

Marta Primavera si è aggiudicata il premio con un progetto dal titolo “Saluti e baci”. Nato in occasione del progetto d’arte contemporanea Segue dibattito, il lavoro consiste in una serie di fotografie di dipinti provenienti dalla pinacoteca comunale di Città di Castello in cui Marta ha inserito i propri autoritratti. Giocando sul concetto di illusione e prendendosi un po’ in giro, la fotografa ha reso quegli affreschi contemporanei e ha affrontato il tema del legame tra antico e nuovo. Marta infatti sostiene che “la storia dell’arte è parte integrante del DNA di ogni italiano. La bellezza dell’antichità è un bene prezioso che da un valore aggiunto al nostro Paese. Attraverso questo progetto cerco di rispondere ad un quesito che molti ragazzi si pongono. Può il nostro passato potente e maestoso, ispirare dal punto di vista artistico, la creatività delle giovani generazioni? Ne siamo i degni eredi?”.

Assegnazione del Premio Labo'.

Marta Primavera nasce nel 1979 ad Arezzo, dove vive. Dopo essersi laureata in Conservazione dei Beni Culturali, nel 2008 termina i suoi studi fotografici presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze. Nel 2010 è vincitrice del concorso fotografico “Cucù Teté!” sostenuto da Film Commission Campania, Unicef ed Unesco. Inoltre nel 2009 è stata selezionata per la “Biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo” e da Filippo Maggia per “Piattaforma Zero Nove”. Ha collaborato a numerosi progetti collettivi, tra cui “Progetto Santo Spirito”, curato da Oliviero Toscani, nel 2008, ed al “Progetto Networking”, Regione Toscana, 2009 e 2010. Ha esposto in numerosi luoghi tra cui Art Funk di Manchester, la National Gallery of Macedonia di Skopje, la galleria Ex Ospedale S. Agostino di Modena, FSM di Firenze, la galleria d’arte contemporanea Mega+Mega di Arezzo, Palazzo Medici Riccardi di Firenze, il Museo della scienza di Firenze e le Ciminiere di Catania.

Un momento di confronto durante una delle letture portfolio al Festival di Foiano.

Il suo percorso analizza diverse tematiche, da temi più smaccatamente sociali ad approcci di carattere ludico e dissacrante. Il suo stile è in perfetto equilibrio tra una registrazione apparentemente oggettiva e uno spirito ironico e tagliente. Marta Primavera, attraverso il ritratto e l’autoritratto, sviluppa storie fotografiche che studiano ed esaminano la società in cui vive (i suoi modelli generazionali, i suoi paradossi, i suoi personaggi).

Con piacere sottolineiamo anche l’ottimo successo riscontrato, all’interno della rassegna, dalla mostra di Matteo AngeliniSwitch (Off), vincitore della scorsa edizione del Premio Labo’.

Le mostre esposte alla XIII Rassegna Internazionale di Fotografia, il cui tema è, lo ricordiamo, La giovine Italia, andranno avanti fino al 20 novembre.

 

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II edizione del Premio Labo’ al festival “Foiano Fotografia” > 5 e 6 novembre 2011

Anche quest’anno Spazio Labo’ sarà presente a Foiano Fotografia, il festival di fotografia di Foiano della Chiana (AR), partecipando alle letture portfolio e indicendo la II edizione del Premio Labo’.

Laura De Marco e Roberto Alfano effettueranno le letture portfolio domenica 6 novembre (ore 10:00-13:00, 15:30-18:30), al termine delle quali si assegnerà il premio. Il vincitore avrà la possibilità di frequentare gratuitamente uno dei laboratori in programma nella primavera 2012 presso Spazio Labo’.

Ma duplice sarà  la presenza di Spazio Labo’ alla chermesse toscana. Alla XIII edizione del festival sarà infatti presente anche Matteo Angelini, fotografo vincitore della I edizione del Premio Labo’, quella dello scorso anno. Angelini sarà tra gli autori in mostra al festival con il progetto “Switch (Off)”, realizzato appunto durante il laboratorio “Fotografia di ricerca e rappresentazione del territorio” curato da Spazio Labo’ che ha potuto frequentare gratuitamente in seguito alla vittoria del Premio.

@Matteo Angelini_da "Gap Away"

Il giovane fotografo ha già avuto numerosi riconoscimenti. Nel 2008 vince il I premio del concorso National Geographic categoria persone, con il progetto sulle periferie romane No news from nowhere. Nel 2010 vince anche il I premio ex-equo al FaceFotoNews festival di Sassoferrato. Oltre il già citato premio Labo’, vinto con il lavoro Gap Away, nel 2011 vince il PX3 – Prix de la Photographie Paris.

Il tema della XIII Rassegna Internazionale di Fotografia, che si terrà dal 5 al 20 novembre, con sabato 5 e domenica 6 novembre come giorni di inaugurazione – è La giovine Italia. “Nell’anno del centocinquantenario della nostra Repubblica Foianofotografia resta in Italia, e si affida, appunto, ad un gruppo di “giovini”. [...] Gli autori di quest’anno raccontano, ciascuno a proprio modo, il nostro “Belpaese” e le sue vicende piccole e grandi”.

Le mostre in programma del festival:

Daria Addabbo – Io non sono lei;
Matteo Angelini (Vincitore I edizione Premio Spazio Labo’) – Switch (Off);
Giuseppe Carotenuto, Giovanni Cocco, Massimo Di Nonno, Guido Gazzilli, Riccardo Venturi – La prima frontiera;
Diego Casartelli – Per abbreviare la mia sofferenza;
Mario Dondero – Mosaico italiano;
Martino Lombezzi – Io sono testimonianza;
Massimo Mastrorillo – Temporary? Landscapes;
Michele Morosi – Le Valli della Memoria;
Luca Nizzoli Toetti – Dell’Italia dal treno;
Michela Palermo e Francesca Cao – My broken world;
Simona Pampallona (Vincitrice II edizione Premio Foianofotografia) - Corpo Celeste: behind the scenes.

Per ulteriori informazioni vi rimandiamo anche al sito di Spazio Labo’.

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Spazio Labo’ consiglia: “Ansel Adams. La Natura è il mio regno” a Modena

Si tratta di un’occasione da non perdere per gli amanti della Fotografia: Ansel Adams. La Natura è il mio regno, prima grande mostra interamente dedicata al maestro americano nel nostro paese. La retrospettiva è organizzata da Fondazione Fotografia, progetto promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, attivo dal 2007 e curato da Filippo Maggia, con lo scopo di accompagnare la costituzione di una collezione permanente di fotografia contemporanea e video d’artista e di offrire al pubblico occasioni di crescita culturale e professionale attraverso iniziative espositive e di formazione.

Maroon Bells, Near Aspen, Colorado, 1951, © 2011 The Ansel Adams Publishing Rights Trust

La mostra è visitabile fino al 29 gennaio all’ Ex Ospedale Sant’Agostino. Complesso edilizio di oltre 24mila metri quadri situato nel centro storico di Modena, è sorto nel 1753 ed è stato acquisito con l’intento di riqualificarlo e di trasformarlo in un nuovo polo culturale.

 

 

 

La retrospettiva su Adams rientra nel programma del festivalfilosofia che si è svolto dal 16 al 18 settembre 2011 a Modena, Carpi, Sassuolo, e quest’anno dedicato alla natura.

Il filo conduttore della mostra è infatti proprio l’intenso rapporto di Adams con l’ambiente naturale americano. Le immagini ritraggono panorami dello Yosemite National Park di San Francisco. Dai picchi e le vallate alle forme maestose dei canyon, dalle fitte foreste di sequoie giganti ai laghi e le linee sinuose dei fiumi.

La selezione è frutto della collaborazione con l’Ansel Adams Trust, istituzione californiana che tutela l’opera dell’artista, e comprende circa 80 fotografie, solo stampe vintage originali, realizzate dallo stesso Adams, provenienti da musei internazionali, collezionisti privati e prestigiose gallerie americane tra cui la Collezione Arrington e la Weston Gallery.

Pleasure Park, Manzanar Relocation Center, 1943, © 2011 The Ansel Adams Publishing Rights Trust

Adams è un battagliero ambientalista (tanto che le sue fotografie sono diventate icone del movimento in difesa dell’ambiente). Nato e vissuto per la maggior parte della sua vita a San Francisco, Adams scopre il Parco Nazionale Yosemite all’età di 14 anni. Trascorre gran parte della sua vita nei parchi nazionali americani facendosi assumere spesso come guardiano. La sua attività dunque non si limita alla fotografia fine a se stessa, ma sensibilizza il pubblico alla causa dei parchi sostenendone il mantenimento e l’istituzione di nuovi.

La natura è il suo mondo, ne è quasi ossessionato. Ma Adams non è un mistico, non cerca in essa segni che portino a realtà altre. La sua è una sorta di simbiosi, un profondo rispetto che si riflette nella sua pratica fotografica, severa e disciplinata, svolta “in tranquillità e con una buona dose di solitudine”.

Ice and Cliffs, Kaweah Gap (Frozen Lake and Cliffs, Sequoia National Park), 1932, © 2011 The Ansel Adams Publishing Rights Trust

Nel 1932 fonda insieme ad altri fotografi aderenti alla straight photography, come Imogen Cunningham e Edward Weston, il gruppo f/64, promotore di un linguaggio fotografico improntato alla purezza e all’essenzialità. Le sue immagini infatti sono caratterizzate da nitidezza e purezza dei toni.

Adams infatti, oltre che per la potenza espressiva del suo lavoro, è passato alla storia della fotografia per aver ideato prima, e sistematizzato poi, nel 1939, il celebre Sistema Zonale. Il sistema rappresenta una “nuova visione” nella storia della fotografia con l’ obiettivo dichiarato di restituire all’immagine l’intera scala tonale,  dopo aver calcolato l’esposizione su una zona, ritenuta significativa e da considerarsi come “zona/base” attorno alla quale ruota, di fatto, l’esposizione di quell’immagine. In questo modo essa comprende sia i dettagli in ombra sia quelli presenti sulle luci.

Moon and Half Dome, Yosemite Valley, 1960, © 2011 The Ansel Adams Publishing Rights Trust

Nonostante l’estrema precisione, tuttavia, le immagini di Adams trascendono la semplice documentazione. La sintesi tra tecnica e creatività è uno degli elementi portanti di tutta l’opera fotografica del maestro americano. Come afferma lo stesso fotografo: «Molti ritengono che le mie immagini rientrino nella categoria delle “foto realistiche”, mentre di fatto quanto offrono di reale risiede solo nella precisione dell’immagine ottica; i loro valori sono invece decisamente “distaccati dalla realtà”. L’osservatore può accettarlo come realistico in quanto l’effetto visivo può essere plausibile, ma se fosse possibile metterli direttamente a confronto con i soggetti reali le differenze risulterebbero sorprendenti». E aggiunge: «Se lo desideriamo, possiamo simulare l’apparenza in termini di valori di densità riflessa, oppure possiamo restituirlo ricorrendo ad altri valori, basati sull’impatto emotivo».

Le sue immagini dunque sono dei veri “ritratti” della natura. Ne rivelano l’essenza, la sua sublime magnificenza. La militanza ambientalista del maestro americano è conseguenza di un percorso intimo, personale e quasi esclusivo con l’ambiente. Le sue fotografie celebrano la bellezza della natura, anzi ne sono esperienza stessa.

Orari di apertura della mostra presso l’Ex Ospedale S.Agostino di Modena:
martedì/venerdì 11-13 / 15.30-19
sabato e festivi 11–20
lunedì chiuso
ingresso gratuito

Per ulteriori informazioni ecco il sito della mostra.

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Elisa Penagini: in mostra a Milano il lavoro realizzato a New York con Spazio Labo’

Spazio Labo’ è lieto di segnalare una mostra dal titolo “EP_NY”, la prima personale di Elisa Penagini, fotografa che a maggio 2011 ha partecipato alla seconda edizione del progetto “Photography Workshop in New York” di Spazio Labo’, frequentando il workshop “The Personal Documentary”.

The Personal Documentary si è svolto dal 22 al 28 maggio 2011 ed è stato condotto in team dai fotografi newyorchesi Erica McDonald e Andrew Sullivan. Il workshop mirava ad approfondire il concetto di visione creativa e di abilità fotografica personale, attraverso un percorso teorico e pratico intensivo e attraverso sessioni di critica di gruppo. Osservare tutti i giorni le strade di New York ha inoltre spinto i partecipanti a confrontarsi con il proprio sguardo, a saper ricercare (e trovare) un proprio linguaggio. Si è quindi partiti dalla fotografia documentaria per giungere a un proprio esprimersi, personale e intimo.

Il lavoro realizzato dalla Penagini durante la settimana del workshop viene esposto dalla galleria Studio Maffei di Milano in una mostra che conta più di duecento immagini, rappresentative del progetto realizzato a New York, e che inaugura il prossimo lunedì 24 ottobre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

EP_NY è un diario visivo, un lavoro autoreferenziale, attraverso cui emerge un doppio sguardo su di sé e sulla città, dove l’intimità personale e l’ambiente esterno si mescolano e si riflettono l’una nell’altro. Una documentazione meticolosa, giorno per giorno attraverso l’immagine fotografica.

Ad introdurre la mostra il video che documenta della realizzazione dell’intero progetto; l’installazione in galleria si dispiega seguendo l’andamento cronologico come uno storyboard; ogni giornata è rappresentata dai relativi provini in medio formato, dall’ingrandimento della fotografia scelta tra questi come la più rappresentativa e circa sessanta polaroid. Oggetti e feticci, parte integrante del diario, sono esposti insieme all’immagine di riferimento per completare la narrazione visiva.

©Elisa Penagini

Sopra una mappa della città trovano collocazione numerose foto istantanee: gli scatti in pellicola sono preceduti da registrazioni digitali che assurgono al ruolo di bozzetto, di schizzo preparatorio, di studio per la composizione riportando un’infinita molteplicità di sguardi sul mondo esterno; ma anche su oggetti personali e vicende private che determinano l’opera finale; queste istantanee trovano un parallelo in due video che forniscono una lettura della città attraverso il suono.

Il lavoro di Elisa Penagini sarà naturalmente presente anche a Spazio Labo’ all’interno della mostra collettiva di tutti i lavori realizzati a New York dai partecipanti a “Photography Workshop in New York” 2011. La data della mostra verrà comunicata prossimamente sul sito di Spazio Labo’ e su queste pagine.

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George Georgiou al MoMA

Un anno fa circa (inaugurava il 28 ottobre 2010), la galleria di Spazio Labo’ ospitava Fault Lines/Turkey/East/West, mostra personale del fotografo George Georgiou. Lo stesso lavoro è presente quest’anno al MoMA, il Musem of Modern Art di New York, all’interno della mostra collettiva New Photography 2011 che ha inaugurato lo scorso 28 settembre e sarà visitabile sino al 16 gennaio 2012.

La mostra, curata da Dan Leers, Beaumont e Nancy Newhall (Department of Photography del MoMA), propone sei artisti i cui diversi backgrounds e i cui diversi stili rappresentano la varietà nella fotografia di oggi.

Tra questi, appunto, George Georgiou (Londra, 1961). Negli ultimi dieci anni, Georgiou lavora approfonditamente sui Balcani, l’Est Europa e la Turchia, vivendo in Serbia, Grecia e, sopratutto, a Istanbul. E’ stato premiato con due World Press Photo nel 2003 e nel 2005 e un Nikon Press Award UK per il miglior saggio di fotografia nel 2000.

Il suo lavoro consiste in progetti a lungo termine centrati sull’identità, sull’urbanizzazione e sullo spazio in cui si trovano le persone riprese nelle proprie comunità, culture e ideologie. Il suo interesse fotografico è focalizzato sull’identità dei popoli a cavallo tra diverse culture, confini e ideologie.

E’ il caso di Fault Lines/Turkey/East/West. Il progetto, sviluppato durante i 5 anni trascorsi a Istanbul, analizza i cambiamenti sociali e strutturali che la Turchia sta affrontando oggi. Una serie di “scontri”, tra modernità e tradizione, tra islamismo e cristianesimo, tra democrazia e repressione, tra città e campagna.

La Turchia, una nazione crocevia tra Europa e Asia, tra la cultura Occidentale e quella Orientale è una “terra di mezzo”. “Fault lines”, letteralmente “linea di faglia”, nel linguaggio della geopolitica indica proprio un confine tra due aree geografiche antigue in conflitto.

Gli scatti di Georgiou mostrano la vita di tutti i giorni e, nello stesso tempo, cercano di indagare, come afferma l’autore, il concetto di Est e Ovest e il processo di modernizzazione, urbanizzazione e identità nazionale che si sta svolgendo in Turchia e si contrappone a una nuova ondata di nazionalismo. Con le recenti controverse elezioni e i negoziati per entrare nell’ Unione Europea (iniziati nel 2005), la Turchia è a un a svolta politica e sociale. E’ un paese che sta cercando faticosamente di amalgamare queste sue diverse facce e realtà in modo da unirle in un’unica identità moderna.

E Georgiou mostra questa nuova identità, fatta di paesaggi “cancellati” dalla nebbia, di cieli cupi, di coesistenza tra architetture del passato e odierne, di protagonisti che sembrano spesso vivere sospesi in un’attesa infinita.

Per ulteriori informazioni su New Photography 2011 vi rimandiamo al sito del MoMA.

La pagina del sito di Spazio Labo’ dedicata alla mostra di Georgiou del 2010.

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Spazio Labo’ consiglia…

Spazio Labo’ vi ricorda che dispone di una fornita libreria specializzata visitabile dal martedì al sabato durante gli orari di apertura della sede di via Frassinago.

All’ interno dello spazio libreria, i soci di Spazio Labo’ possono trovare monografie, saggi, cataloghi, manuali e riviste. Alcuni di essi autografati o in edizione limitata. La libreria consta essenzialmente di due sezioni: i libri e le riviste in consultazione e quelli in vendita. Quest’ultima sezione si arricchisce giornalmente di nuovi testi e di importanti riviste, come Burn Magazine e RVM.

Per far conoscere ai soci e a chi ci segue i numerosi libri presenti nella propria libreria Spazio Labo’ ve ne “consiglierà” ogni settimana uno, sperando di stuzzicare la vostra curiosità di amanti della fotografia. E ogni settimana vi “consiglierà” una mostra tra quelle presenti in Italia e all’estero, per rendere il blog sempre più strumento di conoscenza utile e a portata di mano.

Per suggerimenti e curiosità vi invitiamo come sempre a commentare i post o a scriverci a info@spaziolabo.it.

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